L’educazione nella storia islamica

L’educazione nella storia islamica

4 gennaio 2018 Educazione Islamica 0

 

Dagli albori dell’Islam, il problema dell’educazione fu al centro delle preoccupazioni dei musulmani. La prima parola ad essere rivelata al Profeta Muhammad ﷺ fu, difatti, “Leggi”. Il Profeta Muhammad ﷺ disse inoltre: “La ricerca della conoscenza è obbligatoria per ogni musulmano.” Con un’indicazione così diretta, i musulmani hanno enfatizzato moltissimo l’importanza del sistema educativo per adempiere all’ordine del Profeta ﷺ.

Atteggiamenti nei confronti dell’educazione
Oggi, l’educazione dei bambini non è limitata alle informazioni e ai fatti che ci si aspetta imparino. Piuttosto, gli educatori tengono conto del benessere emotivo, sociale e fisico dei loro studenti, in aggiunta all’apprendimento del materiale. L’educazione medievale islamica in questo senso non era differente. Nel dodicesimo secolo il medico siriano al-Shayzari scrisse abbondantemente a proposito del trattamento degli studenti. Osservò che essi non dovrebbero essere trattati duramente, né occupati eccessivamente con lavoro che non è di beneficio. Il sapiente al-Ghazali notò inoltre che “prevenire il bambino dal giocare e insistere costantemente con l’apprendimento non giova al suo cuore, anzi lo rende ottuso e lo opprime. Così, lo studente cerca un modo di fuggire da questa situazione e finisce con l’abbandonare i suoi studi.” Egli credeva invece che il processo educativo dovesse essere frammisto di attività ricreative come gli sport e il gioco con gli animali.

Le prime scuole
Ibn Khaldun scrive nella sua opera (al Muqaddimah) “Deve essere noto che istruire i bambini riguardo al Corano è un simbolo dell’Islam. I musulmani hanno praticato – e praticano tuttora – questa procedura in tutte le loro città, perché rende il cuore dei bambini pieno di fede ferma nell’Islam e nel suo credo, derivato dai versetti del Corano e dalle tradizioni Profetiche”.

Le prime istituzioni educative nel mondo islamico erano di natura informale. Le moschee erano usate come luogo d’incontro nel quale le persone potevano riunirsi attorno ad un noto sapiente, ascoltare le sue lezioni, leggere libri con lui, e così aumentare la loro conoscenza. Alcuni di più grandi studiosi dell’Islam impararono in questa maniera, e insegnarono così. Tutti e quattro i fondatori delle scuole giuridiche islamiche – gli Imam Abu Hanifa, Malik, Shafi’i e Ibn Hanbal – impararono immensamente sedendosi nei circoli di altri studiosi (solitamente nelle moschee), per discutere ed imparare legge islamica.

Alcune scuole nel mondo islamico continuano questa traduzione di apprendimento informale. Nei tre luoghi più sacri dell’Islam – l’Haram alla Mecca, la Moschea del Profeta a Medina, e la Moschea al-Aqsa a Gerusalemme – i sapienti concedono lezioni regolari aperte a chiunque voglia imparare e trarre beneficio dalla loro conoscenza. Tuttavia, con il procedere del tempo, i musulmani iniziarono a costruire istituzioni formalmente dedicate all’apprendimento.

Dall’educazione primaria a quella superiore
Il complesso del Registan a Samarcanda, in Uzbekistan. Qui si trovano tre madaris in una sola piazza.
Già dal decimo secolo, i giovani studenti venivano educati in una scuola elementare chiamata maktab. I makatib erano comunemente uniti alla moschea, e gli studiosi che vi risiedevano insegnavano ai bambini. Queste lezioni coprivano argomenti come lettura e scrittura in lingua araba, aritmetica, e diritto islamico. La maggior parte della popolazione locale veniva educata da questo tipo di scuole elementari durante l’infanzia. Dopo aver completato il curriculum del maktab, gli studenti potevano far ingresso nell’età adulta e trovare un lavoro, oppure continuare i loro studi in una madrasa, la parola araba per “scuola”.

Le madaris erano solitamente unite ad una grande moschea. Alcuni esempi sono l’Università di al-Azhar al Cairo, Egitto (fondata nel 970) e al Karaouine a Fez, in Marocco (fondata nell’859). Più tardi molte madaris vennero stabilite nel mondo musulmano dal grande ministro Seljuk, Nizam al-Mulk. In una madrasa, gli studenti approfondivano i loro studi religiosi, di lingua araba, e le discipline secolari come medicina, matematica, astronomia, storia e geografia, tra molte altre. Nel dodicesimo secolo, esistevano settantacinque madaris al Cairo, cinquantuno a Damasco, e quarantaquattro ad Aleppo. Ce n’erano altre centinaia nella Spagna musulmana.

Queste madaris possono essere considerate le prime università moderne. Aveva facoltà distinte per ogni materia, con insegnati interni qualificati per esperienza nel proprio campo. Gli studenti sceglievano un corso di studi e spendevano un certo numero di anni studiando sotto la guida di vari insegnanti. Ibn Khaldun nota che nel Marocco del suo tempo, le madaris avevano un curriculum della lunghezza di sedici anni. Egli scrive che questa è “la minima durata nella quale uno studente possa ottenere la capacità scientifica che desidera, o può capire di non essere in grado di ottenerla”.

Quando uno studente completava il suo corso di studi, gli veniva concessa un’ijaza, o licenza che certificava il completamento del programma, e autorizzava lo studente a diventare insegnante. Un’ijaza poteva essere concessa da un insegnante in grado di poter personalmente attestare la conoscenza del suo studente, o da un’istituzione come una madrasa, al momento del completamento del corso di studi. Oggi, un’ijaza può essere paragonata ad un diploma concesso da un’istituto di istruzione superiore.

Le donne e l’educazione
Attraverso la storia islamica, l’educazione femminile è stata una priorità. Le donne non erano viste come incapaci di ottenere conoscenza, o incapaci di insegnare. Il precedente è da ritrovarsi nella figura della moglie del Profeta Muhammad ﷺ, Aisha, una dei più illustri sapienti del suo tempo, e insegnante di molti a Medina dopo la morte del Profeta ﷺ.

La storia islamica più tarda ci mostra anch’essa l’influenza femminile. Le donne ovunque nel mondo musulmano potevano partecipare alle lezioni in moschea, studiare nelle madaris, e in molti casi diventare esse stesse insegnati. Per esempio, lo studioso del dodicesimo secolo, Ibn ‘Asakir (noto per il suo libro sulla storia di Damasco, Tarikh Dimashq) viaggiò in lungo e in largo alla ricerca della conoscenza, e studiò sotto la guida di ottanta insegnati donne.

Le donne giocarono un ruolo importante anche come sostenitrici dell’educazione: la prima madrasa nel mondo musulmano, l’Università di al-Karaouine a Fez fu fondata nell’anno 859 da una commerciante benestante chiamata Fatima al-Fihri. La moglie del Califfo abbaside Harun al-Rashid, Zubayda, finanziò personalmente molti progetti per la costruzione di moschee, strade e pozzi nella regione di Hijaz, che trasse beneficio dagli studenti che si recarono al seguito in questi luoghi.

La moglie del Sultano ottomano Sulayman, Hurrem Sultan, elargì donazioni a varie madaris, in aggiunta ad altre fondazioni caritatevoli come la costruzione di ospedali, bagni e mense pubblici. Durante la dinastia Ayyubide a Damasco (1174-1260), le donne furono responsabili per ventisei fondazioni religiose (che includono madares, moschee e monumenti religiosi).

Diversamente dall’Europa medievale (e fino al diciannovesimo secolo), le donne giocarono un ruolo primario nell’educazione; un ruolo che è durato 1400 anni. Invece di essere viste come cittadini di seconda classe, erano attive nella vita pubblica, e in particolare nel campo educativo.

La storia moderna
La tradizione delle madaris e altre forme classiche di educazione islamica continua fino ad oggi, sebbene in forma molto ridotta. Il fattore determinante fu l’intrusione dei poteri occidentali nelle terre islamica durante il diciannovesimo secolo. Nell’Impero Ottomano, ad esempio, consiglieri francesi e secolaristi del sultano spinsero per una riforma completa del sistema educativo per togliere la relgione dal curriculum, ed insegnare unicamente discipline secolari. Le scuole pubbliche iniziarono ad insegnare un curriculum europeo, basato su testi europei, sostituendo le tradizionali divisioni del sapere che erano state insegnate per secoli. Sebbene le madaris continuarono ad esistere,  persero la propria rilevanza a causa del mancato supporto del governo.

Oggi, gran parte dell’ex-Impero Ottomano basa il suo sistema educativo su linee europee. Ad esempio, la disciplina che uno studente è autorizzato a studiare in università dipende dal risultato dell’esame di maturità. Chi ottiene i voti migliori può studiare scienze come medicina ed ingegneria, mentre chi ottiene i risultati peggiori ha accesso alle scienze Islamiche ed educative.

Nonostante questi nuovi sistemi siano predominanti nella gran parte de mondo islamico, l’educazione tradizionale sopravvive. Università come al-Azhar, al-Karaouine e Darul Uloom a Deoband, in India, continuano ad offrire curriculum tradizionali e riunire le scienze religiose e secolari. Qesta tradizione intellettuale, radicata nelle grandi istituzioni che hanno prodotto i maggiori sapienti della tradizione islamica, continuano a diffondere il messaggio e la conoscenza dell’Islam alle masse.

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Tradotto dal sito: www.lostislamichistory.com

 

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